sabato 19 maggio 2018

ACCIAIO: SUL TITANIC DELL'ALLEANZA MOV5STELLE-LEGA E DELLE BUROCRAZIE SINDACALI SI BALLA MENTRE LA STRAGE CONTINUA





ACCIAIO: 
SUL TITANIC DELL'ALLEANZA MOV5STELLE-LEGA E DELLE BUROCRAZIE SINDACALI SI BALLA MENTRE LA STRAGE CONTINUA




L’ultimo incidente mortale di Taranto, che è costato la morte ad Angelo Fuggiano, e la drammatica domenica alle Acciaierie Venete di Padova (“Mio marito, pur sotto morfina, urla di dolore – ha raccontato Maria Lavinia, la moglie di David Di Natale giorni dopo l’accaduto) – il calore è stato così elevato che la pelle sta ancora bruciando”) sono le ultime testimonianze della strage e del dramma continuo nel mondo del lavoro (il numero di morti dall’inizio dell’anno non può essere definito in altro modo se non appunto strage), soprattutto nei settori più inquinanti e a rischio. Come l’acciaio. Mentre burocrazie sindacali e un governo ormai senza nessuna legittimità democratica continuano a sedere al tavolo dell’accordo ad ogni costo con l’Arcelor Mittal, e Movimento 5 Stelle e Lega continuano nel loro balletto e nei loro proclami di propaganda mentre cercano la strada per costruire un governo insieme, questa è la realtà del nostro Paese. L’acciaio uccide ripetutamente, inquinando e devastando i territori (Taranto su tutti) e per condizioni di lavoro dove sicurezza e salubrità non hanno mai avuto cittadinanza .

Gli innumerevoli infortuni mortali e quelli invalidanti dimostrano, ancora una volta, che bisogna generalizzare la lotta e fare sul serio una battaglia per fermare la mattanza di lavoratori e lavoratrici, rivendicando massicci investimenti per la sicurezza e l’ambiente facendo prevalere l’incolumità e la salubrità dei lavoratori e dei cittadini al profitto.

Ma tutto questo non sembra interessare minimamente i promotori del governo gialloverde come dimostra il “contratto di governo” che è stato reso pubblico. E i balbettii, gli scioperi quasi timidi della triplice, i proclami più di propaganda che reali, sono una risposta totalmente non all’altezza di quanto sta accadendo. Non bastano poche ore di una mobilitazione che non esiste, non bastano poche parole blaterate ai microfoni della stampa. Mentre si continua a sedere al tavolo del quasi ex governo Gentiloni, pronti a cercare un’intesa con gli acquirenti indiani di ILVA che mette al primo posto il profitto capitalista e la produttività. Sacrificando di fatto lavoratori e cittadini. E’ ora che i rappresentanti dei lavoratori, i comitati, le associazioni, tutte insieme pongano in essere azioni di controllo operaio e popolare sulla sicurezza nelle fabbriche. Basta silenzi e omertà sulla totale insicurezza in fabbrica, di produzioni devastanti e vite umane sacrificate.

Le lavoratrici e i lavoratori, i sindacati non complici di tavoli e trattative proni agli interessi padronali, pongano in essere un’azione conseguente alla strage dell’acciaio nel lavoro e nell’ambiente. Basta morti sul lavoro, basta morti avvelenati, basta stragi del capitale.



Sinistra Anticapitalista Taranto


dal sito Sinistra Anticapitalista


La vignetta è del Maestro Enzo Apicella




sabato 12 maggio 2018

IL NOSTRO VICINO NUCLEARE: LA GRANDEUR A TEMPO DI BREXIT di Gregorio Piccin






IL NOSTRO VICINO NUCLEARE: 
LA GRANDEUR A TEMPO DI BREXIT
di Gregorio Piccin




A partire dal 2019 il Regno Unito sarà a tutti gli effetti fuori dall’Unione europea. A dire il vero la sua adesione è sempre stata alquanto ambigua e molto parziale considerato il mantenimento della sovranità monetaria e il reale collocamento strategico/militare (più spostato verso Usa e Commonwealth che interno all’asse franco-tedesco europeo). Tuttavia, indipendentemente dal profilo sfuggente del Regno Unito, in Europa la politica estera comune non è mai esistita: ogni Paese si fa gli affari suoi e dove necessario, li difende anche militarmente in concorrenza con gli altri. Questa è ancora la realtà materiale delle relazioni internazionali. E poco conta se dagli anni novanta si sia astrattamente creduto ad una presunta “fine degli Stati” a fronte dei fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione. Nella grande maggioranza dei casi, gli Stati stanno semplicemente dismettendo la loro funzione regolatrice per concentrarsi sulla funzione repressiva interna e di proiezione militare verso l’esterno. Lo schema neocoloniale, in sintesi, rappresenta la versione aggiornata e perfezionata del colonialismo e dell’imperialismo novecenteschi: multinazionali di bandiera e grandi banche > ricerca scientifica e tecnologica > professionalizzazione delle Forze armate > controllo dei mercati, della forza lavoro e delle materie prime. Si è di fatto passati a piè pari dalla “civilizzazione” della Belle epoque alla “democratizzazione” post ’89 e la Francia, in questo senso, è grande maestra. Se consideriamo il paniere delle devastanti aggressioni militari occidentali dell’ultimo venticinquennio ogni Paese ha infatti partecipato o meno a seconda degli interessi materialmente in campo. Fa eccezione l’Italia che si è sempre indistintamente buttata nella mischia, a prescindere persino da qualsiasi valutazione di così detto interesse nazionale, per dimostrare “responsabilità e prestigio” ovvero un imbarazzante servilismo nei confronti di Washington. La Brexit ha quindi consegnato alla Francia l’indiscusso primato militare in Europa. Questo Paese è infatti una media potenza militare, con potere di veto all’Onu, con autonome capacità nucleari, con estesi interessi neocoloniali in Africa e in Medio oriente, con basi, avamposti e pezzi di “territorio nazionale” in diversi continenti ed oceani e con conseguenti spiccate capacità di proiezione della forza militare.

domenica 6 maggio 2018

KARL MARX: L'UOMO, IL FILOSOFO, IL RIVOLUZIONARIO di Alan Woods




KARL MARX: L'UOMO, IL FILOSOFO, IL RIVOLUZIONARIO
di Alan Woods



Marx nacque duecento anni fa in Germania, in quella che all’epoca era parte della Prussia. Le province renane a cui apparteneva Treviri tuttavia erano per molti aspetti diverse dai territori prussiani più orientali, arretrati, semi-feudali e reazionari.
Annessi alla Francia durante le guerre napoleoniche, gli abitanti erano stati esposti a idee nuove come la libertà di stampa, i diritti costituzionali e la tolleranza religiosa. Benché la Renania fosse stata ricongiunta all’impero prussiano dal Congresso di Vienna tre anni prima della nascita di Marx, l’influenza di quelle idee lasciò effetti duraturi sul pensiero progressista dei settori più illuminati della società.

Karl Heinrich era uno dei nove figli della famiglia di Heinrich ed Henrietta Marx. Il padre di Marx era un avvocato con idee relativamente progressiste, che leggeva Kant e Voltaire e auspicava una riforma dello stato prussiano. La famiglia era piuttosto benestante: Marx non sperimentò mai povertà o privazioni durante la sua infanzia e la prima giovinezza, anche se ne avrebbe sofferto parecchio successivamente.
Entrambi i suoi genitori erano ebrei, ma nel 1816, all’età di 35 anni, il padre di Karl si convertì al cristianesimo, probabilmente in conseguenza della legge del 1815 che bandiva gli ebrei dall’alta società. È significativo che, sebbene la maggior parte delle persone a Treviri fosse cattolica, egli scelse la confessione luterana, dal momento che “equiparava il protestantesimo con la libertà intellettuale.” In ogni caso Heinrich Marx era tutt’altro che un rivoluzionario e sarebbe senza dubbio inorridito se avesse conosciuto il percorso futuro del suo amato figlio Karl.
Lasciata la scuola, Marx proseguì la sua formazione all’università, dove studiò legge e successivamente storia e filosofia. Mentre studiava a Berlino rimase affascinato dal grande filosofo Hegel. Comprendeva che, sotto una patina superficiale di idealismo, la dialettica di Hegel aveva profonde implicazioni rivoluzionarie. La filosofia dialettica avrebbe formato la base di tutto il suo successivo sviluppo ideologico.

Marx si unì alla tendenza nota come “sinistra hegeliana”, che traeva conclusioni radicali e ateistiche dalla filosofia hegeliana. Tuttavia si stancò ben presto del continuo giocare con le parole e dell’equilibrismo dialettico di questi radicali da accademia, che rapidamente degenerarono in nient’altro che un’associazione di dibattiti.
Marx era molto colpito dalle idee di Ludwig Feuerbach, il quale, partendo da una critica della religione, si era mosso nella direzione del materialismo. Ma criticava Feurbach per il suo totale rifiuto della dialettica hegeliana. Marx riuscì brillantemente a combinare il materialismo filosofico con la dialettica per creare una filosofia completamente diversa e rivoluzionaria.

lunedì 19 marzo 2018

QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO? di Stefano Santarelli






QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO ?

di Stefano Santarelli



In una Roma sommersa da una pioggia battente ed asfissiante si è tenuta ieri  l’Assemblea Nazionale di Potere al Popolo. Una Assemblea importante e decisiva per il futuro di questa lista nata per rappresentare una sinistra in crisi ma che cerca disperatamente di uscirne.
Si è svolta al Teatro Italia che ha una capienza di 800 posti ed era completamente pieno con circa 1.000 partecipanti (per la cronaca il Brancaccio ha una capienza di 1.300 posti).
Una grande partecipazione quindi per analizzare il risultato elettorale del 4 marzo e decidere le prossime iniziative.

martedì 13 marzo 2018

LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO di Alessandro Giardiello




LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO
di Alessandro Giardiello


Le elezioni del 4 marzo consegnano alla classe dominante un quadro politico devastato e per certi aspetti inedito. Dovranno fare di necessità virtù e governare con forze politiche che per anni hanno definito antisistema e che proprio per questo sono uscite trionfatrici dalle urne.
Si è parlato assai di un futuro governo M5S-Lega, lo hanno fatto soprattutto esponenti di centrosinistra, ma è l’ipotesi meno realistica di quelle in campo. Tra di Maio e Salvini c’è una competizione oggettiva per la premiership che non può essere aggirata.
Non a caso le dichiarazioni di entrambi nei primi giorni dopo le elezioni vanno nella direzione di “aprire a sinistra”.
Per quanto il centrodestra sia la coalizione con più parlamentari è anche quella che ha meno chances di trovare una maggioranza in parlamento. Ha un bel dire Brunetta che “ci sarà la coda per entrare nel governo”, non si capisce francamente da dove possano uscire 60 deputati e 25 senatori a inizio legislatura senza un accordo politico con una delle altre forze politiche presenti in Parlamento. Può ll Pd demolito dalle elezioni sostenere (seppure con un appoggio esterno) un governo a guida Salvini? Impensabile.
Sono dunque altre le ipotesi che la classe dominante sta prendendo in considerazione.

mercoledì 7 marzo 2018

UN TERREMOTO POLITICO - PRIMO BILANCIO DEL VOTO DEL 4 MARZO






UN TERREMOTO POLITICO 
PRIMO BILANCIO DEL VOTO DEL 4 MARZO



Il voto del 4 marzo costituisce un nuovo terremoto nella politica italiana, sia pure visto attraverso le lenti deformanti di una campagna elettorale.
Il primo dato fondamentale è il tracollo dei partiti che da anni garantivano la governabilità del capitalismo italiano. Il Pd lascia sul campo oltre 2,5 milioni di voti, Forza Italia 2,7. A questo si aggiunga che nel 2013 la coalizione di Mario Monti, centrista e borghese per eccellenza, aveva raccolto quasi 3,6 milioni di voti.

Quello che i commentatori politici chiamano il “centro”, ossia i partiti che la borghesia considera affidabili, si è letteralmente liquefatto. È impraticabile qualsiasi ipotesi di larghe intese basata su Forza Italia e il Pd.
Il capitale, italiano e internazionale, ha quindi per le mani il problema assai scottante di garantirsi un governo che risponda ai suoi interessi fondamentali, sulla base di un parlamento in cui i numeri non indicano chiare maggioranze. In questo crollo dei partiti che hanno governato per decenni c’è un elemento di profondo odio di classe che dobbiamo saper leggere al di sotto e al di là della demagogia dei 5 Stelle o delle campagne reazionarie della destra.

lunedì 5 marzo 2018

UN PRIMO BILANCIO ELETTORALE di Stefano Santarelli






UN PRIMO BILANCIO ELETTORALE
di Stefano Santarelli




In questa breve riflessione scritta a caldo non si può non riconoscere che ci siamo trovati di fronte ad una brutta campagna elettorale funestata dall'attentato razzista di Macerata e dalle preoccupanti provocazioni fasciste. Si è votato con una pessima legge elettorale e per l'ennesima volta ci troviamo di fronte ad un parlamento di nominati, costituito da dei perfetti sconosciuti, che fa rimpiangere addirittura la Camera dei Lord inglesi la quale nella sua composizione è più democratica.
Ed in questo contesto bisogna sottolineare che francamente nessun osservatore politico si aspettava una grande partecipazione elettorale come quella che si è vista ieri. Infatti ha votato il 73% dei cittadini, pochi punti percentuali in meno rispetto al 76,4% registrato alle politiche del 2013, anche se è bene ricordare che in quell'occasione le urne furono aperte per due giorni, mentre nelle Europee del 2014 i votanti sono stati soltanto il 58,7% e nel Referendum costituzionale del dicembre del 2015 il 65%.
Insomma si è ribaltato il trend di aumento dell'astensionismo culminato con le elezioni siciliane dello scorso novembre (46,76%) e di quelle di Ostia, un municipio romano che ha quasi gli stessi abitanti di una città come Venezia, (36,1% e nel successivo ballottaggio 33,60%).
Mi scuso per avere citato queste aride cifre, ma sono fondamentali per comprendere che questa volta gli elettori hanno sentito la necessità di votare e di dare un segnale di cambiamento alla politica italiana.
Ma questa volontà di cambiamento non è coincisa con un significativo risultato elettorale di quello che resta della sinistra italiana, tutt'altro. Questa volontà di cambiamento si è espressa invece attraverso il trionfo elettorale del M5S con quasi il 33% e della Lega che con il suo 17,4 % guida oggi il Centro Destra. Infatti oggi l'ottantunenne Berlusconi è costretto a passare il testimone al giovane Salvini che ha trasformato la vecchia Lega Nord in un partito presente oramai su tutto il territorio nazionale. Gli elettori però si sono scordati che la Lega non solo ha già guidato il nostro paese, ma ha avuto un ruolo di primo piano nel fare passare la controriforma pensionistica, la precarizzazione selvaggia e la distruzione della scuola pubblica.

sabato 3 febbraio 2018

RAZZISMO, UN PIANO INCLINATO SUL QUALE STIAMO SCIVOLANDO di Guido Viale





RAZZISMO, UN PIANO INCLINATO SUL QUALE STIAMO SCIVOLANDO
di Guido Viale



La memoria della Shoah e del Porrajmos, cioè dello sterminio di ebrei, rom e sinti da parte del nazismo - una memoria da coltivare non un giorno solo, ma tutto l’anno - dovrebbe essere per noi una lente attraverso cui esplorare il nostro presente tenendo conto della dinamica del razzismo: sia del suo esito estremo, ma anche dei suoi inizi; perché la Shoah non è cominciata con le camere a gas, ma con il disprezzo, e anche l’invidia, del diverso. Di Shoah e Porrajmos va ricordato e ribadito soprattuuuo che il loro fine non era lo sfruttamento del lavoro schiavo, pur largamente praticato nei tanti campi secondari costruiti accanto ad alcuni di quelli dedicati allo sterminio. Il fine principale era il genocidio, la cancellazione dalla faccia della terra di interi popoli. Non è vero che il popolo tedesco, e poi tutti i popoli dei paesi soggiogati dalle sue truppe, dove rastrellamenti e deportazioni erano state immediatamente attivate, non ne sapessero niente; sapevano tutto o quasi, anche se non lo avevano sotto gli occhi perché non c’erano ancora i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi. Se gli ebrei italiani “in viaggio” verso Auschwitz sapevano quello che li aspettava – e ne abbiamo testimonianza – lo sapevano anche gli altri. Lo scopo fondamentale del genocidio era renderne tutti complici, seppur, per lo più, indirettamente. Tutto il gigantesco apparato di umiliazione, di distruzione della dignità, di annientamento delle vite non serviva che a questo. Perché quella complicità, sottaciuta e per lo più nascosta anche a se stessi, era garanzia di fedeltà ai regimi responsabili di quei crimini; il sistema per assicurarsi che sentendosi in qualche modo partecipi di quell’eccidio si spegnesse in tutti desiderio di dissociarsene e la volontà di opporsi; proprio come con la partecipazione a un crimine efferato le gang criminali si procurano la fedeltà dei nuovi adepti. Da allora in poi non si può più tornare indietro.

domenica 14 gennaio 2018

IL DISCORSO DI OPRAH WINFREY




IL DISCORSO DI OPRAH WINFREY



“Nel 1964 ero una giovane ragazza seduta sul pavimento di linoleum della casa di mia madre in Milwaukee, e guardavo Anna Bancroft presentare l’Oscar per il miglior attore nella 36esima edizione degli Academy Awards. Aprì la lettera e disse 5 parole che hanno fatto letteralmente la storia: “Il vincitore è Sidney Poitier”. Sul palco salì l’uomo più elegante che avessi mai visto. Ricordo che la sua cravatta era bianca, e naturalmente la sua pelle nera. Ed io non avevo mai visto un uomo di colore celebrato in quel modo. Ed ho provato molte, moltissime voltea spiegare che cosa quel momento ha significato per una ragazzina come me – una bambina, seduta sul pavimento con sua madre che tornava stanca a casa dopo aver pulito le case degli altri. […] Allo stesso modo, ci saranno alcune ragazze che in questo momento guardano me diventare la prima donna di colore a ricevere questo premio.

È un onore ed un privilegio condividere questa serata con tutte loro, ma anche con uomini e donne incredibili che mi hanno ispirato, sfidato, sostenuto e reso il mio viaggio verso questo palco possibile.[…]

venerdì 5 gennaio 2018

IDEE PERDUTE E MAI RITROVATE di Teresio Spalla




IDEE PERDUTE E MAI RITROVATE
I “piani Beveridge”per l’Italia di oggi ? E buon Anno a tutti....

Almanacco di Teresio Spalla . novembre-dicembre 2017

Con “Idee perdute e mai ritrovate” (i “piani Beveridge....”) l’ultimo Almanacco dell’anno 2017 si adegua alla scarsità di tempo del suo autore in questi ultimi mesi, il quale, però, può promettere ragionevolmente, nell’anno che verrà, di cercare di rispettare la puntualità che ha accompagnato questa esperienza di riproposte da materiale già pubblicato o scritto appositamente - specialmente i pezzi che riguardano Imperia, la mia città natale – e che nell’anno imminente compie dieci anni.
Non potendo scrivere che poche righe mi sono rifatto, per illustrare i “piani Beveridge” a scritti da me pubblicati nel passato e, sempre nel passato prossimo, editi da storici e studiosi che, su questo frangente di analisi, mi sento di condividere al 99% anche se essi, nel tempo successivo, hanno preso posizioni diversificate dalla mia.
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